giovedì 10 aprile 2014

The Dome - Stephen King

Sopravvissuto all'ennesimo "malloppone" di King eccomi di nuovo qui a discutere del Re. 
1036 pagine che si fanno leggere in un soffio, questo bisogna ammetterlo. Finalmente King è ritornato a raccontare una storia nella vecchia, splendida maniera in cui aveva cominciato tutte le sue avventure, come quelle di Castle Rock (es. Cose preziose, Cujo, La metà oscura, La zona morta), tra l'altro città vicina a questa nuova, inquietante Chester's Mill.
Lo stile è fluido, mai insicuro, o superfluo; ogni elemento è sapientemente calibrato ed incastrato in uno scenario che sembra non avere nemmeno una crepa (tranne forse verso la fine, ma ci ritornerò). 
La storia che viene raccontata in questo libro è appassionante non tanto perchè ricca di suspense derivante da fatti insoliti o terrificanti, bensì perchè si basa su emozioni calate su persone comuni, ancor più che in altre novelle dello stesso autore. Ho notato che, forse volutamente, King non approfondisce veramente i personaggi; non sappiamo tutto di loro, anche perchè sarebbe impossibile dato il numero non indifferente di comparse e personaggi principali, ma affronta la situazione narrata mostrando in maniera incisiva il loro carattere predominante. Questa Cupola infatti ci permette di osservare ciascuno di loro, anche senza conoscerlo realmente, ma possiamo vedere come interagisce con gli altri, come gioisce e come soffre nelle varie situazioni, e quindi alla fine siamo noi gli spettatori di questo "teatrino" tanto quanto lo sono i militari che si appostano al di fuori della Cupola per monitorare la situazione, una specie di libro nel libro; ed allo stesso modo non possiamo reagire per intervenire, per aiutarli, questo ci fa sentire ancora più inermi di quanto possiamo esserlo leggendo le avventure/disavventure di qualsiasi personaggio di King, perchè questa volta è proprio lui a mettere un "vetro" tra noi e loro, aumentando ancora di più, per assurdo, il senso di appartenenza con la storia.
Sconvolgente poi che tutto ciò che accade all'interno della Cupola si svolge nel breve arco temporale di soli 7 giorni; in una settimana si crea un "ecosistema" a sè stante dove ognuno cambia il proprio ordine di priorità e la sua posizione nei confronti degli altri, ogniuno reagisce eppure allo stesso tempo non lo fa in modo propriamente "naturale", magari organizzato, adattandosi alla nuova condizione, come potrebbero fare degli animali (selvatici). Ogni personaggio invece sembra costretto a calare la propria maschera, e comincia ad emergere il vero e proprio "io" di ognuno di loro, anche inconsapevolmente a volte; ciascuno si mette a nudo davanti agli altri, e facendolo assume automaticamente anche una posizione di difesa, anche se non si sa bene nei confronti di cosa. 
Si potrebbe dire molto di più, perchè queste 1000 pagine sono una buona analisi della mente umana, anche di quella più perversa, e dell'interazione tra i soggetti presentati; mi soffermo invece a fare una piccola osservazione sul finale, che come al solito è il piccolo neo dei libri di King, quella piccola "imperfezione" che stona nell'armonia generale. Premetto che questo finale è stato molto meno deludente di altri, anzi, credo che il Re abbia cercato di dare quel qualcosa in più questa volta, pur rischiando di cadere nel banale, nel "già visto-già sentito", ma trattenendolo da quel baratro per mantenerlo su una linea abbastanza neutra, un po' calibrabile dal lettore, il quale può approfondire o meno un ragionamento su ciò che gli viene proposto come soluzione, oppure accettarlo come una semplice ovvietà non troppo scontata. 
Vorrei dare un consiglio al Maestro (sempre che sia possibile dargliene), di visualizzare un po' prima il suo finale la prossima volta, di costruirlo meglio, di costruirci attorno anche un po' della storia che è il fulcro del suo libro invece di lasciarlo sempre come una cosa a se stante, anche perchè sarebbe bello una volta poter leggere un'opera ritmata fino all'ultima pagina, dove non compaiono all'improvviso elementi ad effetto che "servono" per portarci alla conclusione del libro. E non serve nemmeno che questi finali siano apocalittici, oppure estremamente profondi, ma devono comunque far sembrare al lettore di non aver cambiato libro nelle ultime 150 pagine, ma che la storia è sempre la stessa, ed è tutta apprezzabile allo stesso modo. 
Voto con un bel 8,5 perchè questa volta sono rimasto davvero soddisfatto.

T.M.

2 commenti:

Seagull ha detto...

Ciao :-)… conoscevo solo la serie e ne ho visto qualche stralcio, anche se poi non l’ho seguita perché, arrivando dopo una serie di Lost (poi mollato) e altre serie sui misteri inquietanti, non mi sentivo di impegnarmi con un’altra serie, magari infinita o non conclusa.
Certo che la fantasia di King è sorprendente. Ho letto che peraltro ci ha messo parecchio a modellare questo romanzo e ne ha abbandonato più volte la stesura. Il tema dell’improvviso isolamento che ti mette alla prova, soprattutto nel guardarti alla specchio e nel tirare fuori aspetti sconosciuti della propria persona, è una tematica diffusa in molta letteratura ( infatti ero curioso di sapere se si è voluto ispirare a qualche autore in particolare) però, da come ne parli, la versione di King ha sempre un qualcosa di profondo e inquietante che lascia il segno, riuscendo sempre ad essere originale.
Concordo molto sull’importanza del finale, sarei rimasto con l’amaro in bocca anch’io, è capitato anche a me di provare molta delusione davanti a finali sbrigativi, se non del tutto fuori luogo, che rovinavamo lo spessore e la ricchezza della narrazione.
Spero ascolti il tuo consiglio :-)

Post interessante, come sempre....

T.M. ha detto...

Ciao! Grazie :-) ovviamente la lettura anche di questo romanzo richiederebbe una riflessione ben maggiore di quanto si possa pensare, come capita spesso alle opere di King. Infatti il più delle volte le persone si accostano ai suoi romanzi sperando di vivere un'avventura trascinante, ricca di colpi di scena e brividi. Chi conosce davvero King sa che questo non è possibile, lui va molto per il sottile. Non so da chi si sia ispirato, so tra l'altro che era un suo progetto datato, dai tempi in cui era giovanissimo alle prese con i suoi primi romanzi, poi rivoluzionato.
Mi sento di dire davvero che ha saputo fare un'ottima narrazione, che va oltre la banalità del quotidiano, anzi, forse una sfida contro la banalità della vita di tutti i giorni, per scoprire cosa siamo oltre le nostre abitudini, quando dobbiamo dimostrare veramente quanto valiamo, senza essere nè supereroi nè tanto meno eroi, ma persone giuste.
Ci sentiamo presto!

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