domenica 12 ottobre 2008

Lasciarsi andare o... lasciare andare?

Il più grande dilemma della Storia: siamo davvero pronti per una relazione?

Da qualche parte del mondo, in questo momento, secondo alcuni c’è la nostra anima gemella. Chi non ha mai sognato di incontrarla? Una persona fatta su misura per noi, che risponda ai nostri gusti e alle nostre esigenze, presente quando c’è da esserlo, dolce quando lo richiede la situazione, audace quando il nostro corpo lo esige. Se questa teoria è vera, e per quanto mi riguarda lo è nel momento in cui si accetta l’idea che di anima gemella ne esista una sola, che cosa ci fa credere che nel momento in cui ci innamoriamo l’abbiamo davvero trovata? In questo ci aiuta l’idea stessa che abbiamo dell’amore. A volte mi sono fermato a riflettere su cosa significhi davvero essere innamorati, trovare la felicità. Dov’è il limite tra l’amare qualcuno e l’accontentarsi dell’illusione di amarlo veramente? Intorno a noi non facciamo che vedere coppie felici promettersi amore eterno, scambiarsi tenere effusioni, condividere qualcosa di apparentemente speciale. Chi di noi non ha provato questa emozione, o teme di averla perduta o addirittura di non provarla mai, può essere terrorizzato a tal punto da costruirsene una a propria immagine e somiglianza? È giusto scendere a compromessi in amore? Accontentarsi di qualcuno che forse non è proprio la persona che stiamo aspettando? Personalmente, credo di essermi innamorato diverse volte dell’idea di innamorarmi, piuttosto che di una persona specifica. D’altro canto, però, è possibile che i milioni di persone innamorate attorno a noi abbiamo semplicemente deciso di accontentarsi di un’illusione piuttosto che vivere nella ricerca e nell’attesa di QUEL momento giusto?

No.


Alla base di tutto questo penso che sussista una fondamentale differenza, un limite che non andrebbe mai valicato. È giusto scendere a compromessi nel momento in cui non viene calpestata la nostra persona, il nostro ego, la nostra felicità. La linea di confine tra il “lasciarsi andare” a qualcosa di veramente speciale, per quanto imperfetto, e il “lasciare andare” qualcosa che, probabilmente, non è mai esistito veramente. In fondo, la vera maturità sta nell’accettare che la perfezione non è di questo mondo, piuttosto che illudersi di averla davvero trovata.

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