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mercoledì 6 marzo 2013

Autocertificazione in classe G addio. Ora la certificazione energetica va fatta davvero

Per vendere un immobile o trasferirlo a titolo oneroso, così come per le nuove costruzioni e le ristrutturazioni integrali, il certificato energetico è sempre necessario. Ma la classe energetica va inserita anche negli annunci di affitto e l'attestato serve in caso di demolizione e ricostruzione. E adesso non c'è più neppure la "scappatoia" dell'autocertificazione in classe G.
Niente più autocertificazioni. A certificare le prestazioni energetiche di un edificio può essere solo un tecnico abilitato. I proprietari non possono più ricorrere all'autocertificazione, perché questa strada è stata cancellata dal decreto del 22 novembre 2012, in vigore dallo scorso 28 dicembre. Era un'alternativa molto utilizzata, anche se poneva automaticamente l'immobile in classe G, ossia nella classe più bassa.
Il ruolo dei tecnici. Esclusa l'ipotesi dell'autocertificazione, fare a meno del tecnico è quindi impossibile. Le occasioni di lavoro e la richiesta di professionisti abilitati è ormai sempre più diffusa. Ma come si diventa certificatore energetico? Dopo un lunga attesa, il Governo, il 15 febbraio scorso, ha finalmente varato il decreto che detta le regole per svolgere la professione di certificatore, indicando nel dettaglio i titoli di studio e disciplinando i corsi di formazione.

giovedì 28 febbraio 2013

La casa verde CO2.0: la proposta vincente al Sustainability International Forum

Il premio Sustainability International Forum 2012, concepito con l'obiettivo di promuovere e sostenere prodotti-progetti pubblici e privati ad alto valore innovativo nel perseguimento di uno sviluppo sostenibile, è stato assegnato dalla Presidenza della Repubblica al progetto “La casa verde Co2.0”, del distretto Editerra Edilana & Polo produttivo per la Bioedilizia. L’opera in concorso, in nome dell’edilizia sostenibile, si è contraddistinta grazie all’uso di materie prime locali e rinnovabili del territorio di produzione, la Sardegna.
La commissione scientifica giudicante, presieduta dall'Ing. Daniele D'Ambrosio, ha valutato i contenuti di merito di ciascun progetto sulla base di quattro criteri principali:
  1. riduzione dell'impatto ambientale;
  2. innovazione tecnologica o di contenuti;
  3. sostenibilità sociale del progetto;
  4. diffusione e riutilizzo del progetto stesso in diversi contesti territoriali

martedì 26 febbraio 2013

Scandinavia - Studio Snøhetta


Benvenuti in Scandinavia - Kjetil Thorsen e la "creatività collettiva" di Snøhetta, lo studio di architettura norvegese che sta riprogettando Time Square a New York

Clara Svanera

Kjetil Thorsen è un architetto di fama internazionale, classe 1958, è il fondatore e l'anima dello Studio Snøhetta , il più prestigioso studio di architetti in Norvegia ed uno dei più reputati al mondo . Insieme al suo gruppo, in 25 anni di carriera, ha realizzato opere magnificenti in ben 40 paesi diversi, grazie all'idea vincente di fondere architettura e paesaggio sia in senso estetico, sia dal punto di vista dell'eco-compatibilità. Dalla ricostruzione della biblioteca alessandrina di Alessandria d'Egitto, realizzata nel 2002, a forma di disco che emerge dalla terra, passando per il Petter Dass Museum ad Alstahaug (2007), sino all'opera-icona di Oslo, l'Opera House (2008).
E poi la Hunt Library a Raleigh, il King Abdulaziz Center for Knowledge and Culture a Dhahran, il Ras Al Khaimah Gateway Project, l'ampliamento del Museo di Arte Moderna a San Francisco, fino al National September 11th Memorial and Museum al World Trade Center a New York. Solo per citare le opere più incisive.
Adesso Thorsen e la sua equipe sta affrontando un'altra ambiziosa sfida: la riqualificazione urbana attorno a Times Square a New York. Snøhetta si è imposto come lo studio-icona dell'architettura contemporanea grazie anche ai numerosi riconoscimenti internazionali. Due volte vincitore del World Architecture Award for the Best Cultural Building: nel 2002 per la Biblioteca di Alessandria e nel 2008 per la Oslo Opera House.
Nel 2004 lo studio ha ricevuto l'Aga Khan Award for Architecture, nel 2009 il premio Mies van der Rohe e nel 2010 l'European Prize for Urban Public Space e l'International Architecture Award and The Global Award for Sustainable Architecture.
Snøhetta ha un approccio collettivista, sembra che più della firma del singolo conti il collettivo. Visitando la pagina web di Snøhetta si ha addirittura l'impressione che non ci sia un organigramma, i dipendenti sono ordinati non in base alla posizione occupata e neanche per cognome, ma per nome. Niente gerarchie, niente monopoli, ma un collettivo funzionante e entusiasta.

giovedì 2 ottobre 2008

Le nuove frontiere della segnaletica stradale

Come assicurare l'incolumità dei pedoni, ma sopratutto che si rendano conto d'esserlo...
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venerdì 16 maggio 2008

Istituto Statale d’Arte di Vittorio Veneto

Fondato nel 1984, unico della Provincia di Treviso, è la scuola che insegna a comunicare con oggetti, segni, parole.





Il fine formativo dell’Istituto è quello di trasmettere una cultura del progetto, della creatività e della comunicazione. Il raggiungimento di quest’obiettivo è reso possibile soprattutto da un piano di studi ampio in cui confluiscono le discipline delle aree scientifica e umanistica (Italiano e Storia, Storia dell’arte, Matematica e Fisica, etc.) e quelle dell’area artistica (Disegno dal vero, Plastica, Disegno Geometrico ed Architettonico, Ed. Visiva etc.) che, in sintonia, contribuiscono a fondare un sapere creativo e forniscono all’allievo gli strumenti adeguati e indispensabili per la sua formazione come persona e come professionista. Accanto a queste, le materie d’indirizzo (Progettazione, Esercitazioni di laboratorio, Disegno professionale), svolte con modalità interdisciplinari, consentono allo studente di sperimentare e di apprendere un iter progettuale completo: dalla ricerca all’ideazione, all’elaborazione grafica fino alla realizzazione del prototipo o del modello.

venerdì 1 febbraio 2008

Sabina Lenoci

Sabina Lenoci, architetto, è dottore di ricerca in Urbanistica. Attualmente insegna Urbanistica allo iuav nel biennio di specializzazione “Architettura e città”. Tra le sue più recenti pubblicazioni: “Percorsi”, in Segni (2002); “Immagini”, in Torino, il villaggio olimpico (2005); Il progetto delle strade come luogo di sperimentazione per il progetto urbanistico contemporaneo (2005). Dal 2002 dirige il settore Urbanistica del Comune di Chioggia. Per Meltemi ha pubblicato Tra arte, ecologia e urbanistica (2005).

Tra arte, ecologia e urbanistica

Il progetto per lo spazio aperto può considerarsi un vero e proprio laboratorio di sperimentazione di nuove ipotesi sulla città contemporanea, in continuità con una lunga tradizione che ha avuto avvio negli anni Sessanta negli Stati Uniti. L’“uscita nel territorio” per gli artisti che diedero vita alla land, la process, l’earth, l’environmental art inaugurò un proficuo percorso di lavoro in parte artistico e in parte urbanistico, interessato a una rifondazione della civiltà urbana nel territorio. Le recenti collaborazioni tra artisti, urbanisti, tecnici e studiosi delle scienze della terra, le esperienze di ecovention e di landscape urbanism proseguono la ricerca di strategie e materiali innovativi. In questo testo vengono ricostruiti alcuni sfondi del rapporto tra arte visiva e urbanistica ed esaminati esempi significativi per la messa a punto del progetto dello spazio aperto e collettivo della città. I casi analizzati mostrano concretamente cosa si intenda per nascita di una nuova etica ambientale e progetto urbano legato alla tradizione artistica.

giovedì 15 novembre 2007

Bernard Tschumi - Architect

Il percorso personale di Bernard Tschumi, che va dai suoi primi progetti di matrice radicale fino alle ultime progettazioni, passando dal momento di maggiore notorietà ottenuto con la realizzazione del Parco della Villette di Parigi, è in continua evoluzione. Con le opere più recenti, -come quelle per l'ampliamento della Columbia University a New York e del Campus di Miami-, e con le recenti partecipazioni ad importanti concorsi internazionali – come quello per il nuovo museo dell'Acropoli ad Atene, per il Museo d'arte Moderna di San Paolo e per quello d'arte africana di New York -, Tschumi si è sempre maggiormente affermato nel panorama internazionale come uno degli architetti più sensibili alle innovazioni progettuali in architettura.
Personalità vivace, partecipa da giovane alle contestazioni studentesche e aderisce alle teorie decostruzioniste. Nel 1996 scrive le sue teorie architettoniche in un libro ormai noto dal titolo "Architecture and Disjunction", (oggi tradotto in italiano - "Architettura e disgiunzione”- Edizioni Pendragon) dove afferma che nell'epoca in cui viviamo non è possibile distinguere fra ciò che è normale e ciò che è anormale, e fra ciò che è intero da ciò che disgiunto.
La personale visione di Tschumi è quella di una architettura generata dalle complesse relazioni che si instaurano fra gli uomini e fra gli uomini e lo spazio che direttamente fruiscono. L'esperienza dello spazio nasce dal movimento, e, dal momento che è l'architettura stessa è destinata a contenerlo, indirizzarlo, gestirlo. Il fruitore infatti, si muove e percepisce lo spazio in movimento in un continuo mutare di relazioni spaziali dinamiche interagenti, che non possono non essere considerate da chi è chiamato a progettare “architettura”. Questo perché lo spazio dell'architettura è da porre in corrispondenza agli eventi, come del resto anche l'ordine è in diretta corrispondenza con il disordine. Pertanto è l'agire a qualificare lo spazio e contemporaneamente è lo spazio a qualificare l'agire in esso. Tschumi giunge addirittura ad esprimersi in termini eccessivi ipotizzando che chi fa architettura e dunque progetta lo spazio, esercita su di esso una violenza, ed indirettamente, questa “violenza” si ripercuote su chi quello spazio è chiamato ad utilizzare. È la stessa realtà, l'esperienza del reale inequivocabilmente legata a filo doppio con l'esperienza dello spazio ad essere di per sé una forzatura. Questo avviene a tutte le scale… Lo stesso spazio della città, che è contemplato da Tschumi come possibile tema di confronto per sviluppare le sue teorie, non deve essere visto come luogo “metafisico” atto a “evocare”, ma come spazio dell'esperienza legato alla diretta fruizione del reale.
L'architetto Tschumi è stato scelto, tra numerosi partecipanti di particolare rilievo come ad esempio Daniel Libeskind ed Arata Isozaki, per il progetto del nuovo Museo dell'Acropoli di Atene, richiesto per contenere i marmi del Partenone del tesoro di Elgin attualmente conservati nel British Museum di Londra. Il progetto ideato da T. prevede una coraggiosa collocazione nell'area a circa 300 metri dall'acropoli. Al livello superiore, dove si conserveranno i marmi e le sculture più importanti, prevede la realizzazione di una galleria rettangolare trasparente dove si collocherà una riproduzione del peristilio del Partenone con lo stesso orientamento del monumento originale. Il progetto, che complessivamente ricoprirà una superficie pari a circa 2200 mq., è caratterizzato da due elementi: la luce e la forma che insieme vogliono mirare a raggiungere un effetto di trasparenza che faccia comunicare l'interno con l'esterno, in modo da garantire una “non-separazione” delle opere dal loro contesto originario. Si vuole al contempo ottenere, grazie ad una illuminazione naturale la realizzazione di un ambiente particolarmente adatto alla esposizione delle opere.

Brevi cenni biografici


Bernard Tschumi, nasce nel 1944 a Losanna con nazionalità svizzera e francese. Compie i suoi studi a Parigi e al Federal Institute of Technology di Zurig.
Dal 1970 insegna all'Architectural Association di Londra, all'Institute for Architecture and Urban Studies di New York ed alla Princeton University. Negli anni '80 insegna al Cooper Union ed inizia ad esercitare la libera professione.
Nel 1981/82 progetta il Manhattan Transcripts New York City-Manhattan. Nel 1982 vince il primo premio per il concorso Internazionale per il Parc de la Villette di Parigi, apre quindi il suo studio, il “Bernard Tschumi Architects” a Parigi per seguire da vicino i lavori. Nel 1986 ottiene il secondo premio del Concorso Internazionale per il New National Theatre and Opera House, di Tokyo, in Giappone.
Nel 1988 ottiene il secondo premio del Concorso Internazionale per il New Kansai International Airport di Osaka ed apre uno studio a New York. Diventa anche editore di "D" (Columbia Documents of Architecture and Theory). Del 1989 è il progetto del ZKM - Center for Art and Media, Karlsruhe, e del 1990 il progetto del Kyoto Center e Nuova Stazione Ferroviaria, Giappone in seguito ad un concorso su invitoDel 1991 è il primo premio per lo Studio Nazionale per le Arti Contemporanee, a Tourcoing,in Francia, in seguito ad un concorso internazionale. Nel 1994 progetta la Scuola di Architettura, a Marne-la-Vallèe, Francia e la Lerner Student Center, Columbia University, a New York. Partecipa al concorso ad inviti per il Master Plan Renault, di Parigi.
Negli anni '90 si susseguono i riconoscimenti a lui attribuiti come il Primo Premio nel Concorso per lo Studio Nazionale per l'Arte Contemporanea Le Fresnoy, Tourcoing, in Francia; il Primo Premio del Concorso per la Scuola di Architettura, Marne-la-Valèe; il Primo Premio del Concorso Internazionale per il Business Park, a Chartres; La Legione d'Onore e dell'Ordre des Arts et Lettres. Nel 1998 la Zénith Concert Hall, a Rouen, in Francia è uno dei suoi progetti più interessanti del periodo.
Nel 1997, al fine di incrementare sia l'espansione economica che lo sviluppo culturale della città, l'amministrazione di Rouen bandisce un concorso ad inviti per la realizzazione di un complesso per manifestazioni culturali, sportive ed espositive. Lo Zénith di Rouen. Da non confondere con un altro Zénith, progettato da Chaix & Morel, nel Parco della Villette del 1984, (precisiamo che il nome Zénith è divenuto un marchio registrato in possesso della società Coker e del Ministero della Cultura Francese, che ne definiscono i criteri e i canoni di progettazione), il progetto di Tschumi, risultato vincitore del concorso, ha generato un complesso architettonico che ha assunto il valore di segno urbano. Non accoglie il suggerimento di uso di coperture gonfiabili, comuni a tutti gli Zénith, e sceglie una struttura reticolare retta da tre alberi tiranti, che eliminano il problema dei pilastri al centro della sala. Composto da due corpi principali, un blocco geometrico della hall per le esposizioni, lungo 700 metri, lo Zénith di T. sorge in un aerodromo abbandonato nella periferia della città. Possiede una geometria singolare e un rivestimento in acciaio curvato, destinato ad essere esaltato da installazioni luminose e video proiezioni. I materiali, il cemento e l'acciaio, e la trasparenza del policarbonato, sono introdotti in modo esemplare per formare una architettura dal carattere innovativo. Entrambi gli edifici infatti prospettano su di una pubblica piazza dove si svolgono spettacoli e vari altri eventi. La forma della sala per concerti rivestita con pannelli in lamiera ondulata di acciaio ha una struttura composta da archi di acciaio tubolare a raggio costante. Appare come un corpo metallico, costituito da due gusci di forma ellittica tra loro sfasati. Una grande apertura verticale, con vetrata su tutta l'altezza, è l'ingresso principale dell'edificio che porta direttamente al foyer, è compreso tra il guscio esterno di metallo e la struttura in cemento a vista dell'auditorium.
Può ospitare fino a 7000 spettatori e ha una conformazione ellittica leggermente asimmetrica, che permette di utilizzare flessibilmente il teatro in relazione al tipo di manifestazioni ospitate. La sala per le esposizioni consente una grande varietà di schemi organizzativi essendo una sorta di lungo rettangolo a vetri ed è adatto per eventi come ad esempio fiere commerciali e meeting aziendali.
Dal T. 1988 al 2003 ricopre la carica di preside della Graduate School of Architecture, Planning and Preservation alla Columbia University di New York, e, nel 2004 di Direttore Generale per l'Esposizione Internazionale a Dugny, in Francia.
Seguono dal 2001 altre importanti progettazioni come: il Museo d'Arte Contemporanea di San Paolo del Brasile; La Sede manifattura Vacheron Constantin, a Ginevra; il Museo delle Arti Africane, a New York, il già citato progetto del Museo dell'Acropoli di Atene. Nel 2003 il Limôges Concert Hall, in Francia e a Pechino la West Diaoyutai Tower dove una trave a sbalzo (che simulerebbe una prora di una nave) ed un rivestimento perforato di metallo creano effetti particolarissimi. La West Diaoyutai Tower, che sotto avrà un giardino con giochi d'acqua e pergolati lignei, è destinata ad esser posta presso un parco vicino al fiume Kunyu. Presenta lo spigolo sud-orientale come sezionato da due piani che intersecandosi generano un triangolo. L'ingresso principale porta ad un atrio curvilineo a tripla altezza con soffitto munito di aperture circolari. Anche qui T. utilizza la luce naturale, che filtrata dall'acqua raggiunge l'atrio sottostante e genera creando un suggestivo effetto che ricorda il movimento, il valore simbolico degli elementi in cui la torre dovrà essere relazionata.
I lavori già avviati si prevedono ultimati tra il 2008-2009.

venerdì 2 novembre 2007

Kengo Kuma al Palazzo della Ragione

Si terrà dal 27 ottobre 2007 al 27 gennaio 2008, presso la prestigiosa sede del Palazzo della Ragione, la Mostra Biennale di Architettura dedicata a KENGO KUMA.
L’architetto giapponese, da sempre attento all’uso dei materiali e al rapporto dell’opera con l’ambiente che la circonda, è stato a Padova mercoledì 20 giugno per un sopralluogo a Palazzo della Ragione, dove sarà allestita la mostra personale che è stata inaugurata, con una vernice per la stampa, venerdì 26 ottobre 2007.
La mostra si inserisce nell’ambito della Biennale Internazionale di Architettura “Barbara Cappochin” che presenta ogni anno opere e progetti di un architetto di fama mondiale. La scelta di Kengo Kuma vuole anche essere un omaggio all’architettura giapponese, già premiata con l’opera di Jun Igarashi nell’edizione 2005 del Premio Biennale di Architettura “Barbara Cappochin”.
Kengo Kuma è uno dei principali architetti giapponesi contemporanei. Nato a Kanagawa nel 1954, si è laureato all’università di Tokyo nel 1979. Dal 1985 al 1986 è stato Visiting Scholar presso la Columbia University di New York e all'Asian Cultural Council, nel 1990 ha fondato lo Spatial Design Studioal. Dal 1998 al 1999 è stato professore alla Facoltà di Enviromental Information della Keio University, e ha fondato lo studio Kengo Kuma & Associates. Dal 2001 è professore presso la Keio University.
Tra i suoi progetti si segnalano la nuova sede della Louis Vuitton di Tokyo, lo Hanging Garden a Fukusaki (2004) il Museo d’Arte della prefettura di Nagasaki (2005), la casa-prototipo della Grande Muraglia nelle vicinanze di Pechino. Ha ricevuto numerosi rioconoscimenti, tra cui il Gran Premio dell’Istituto di Architettura giapponese (2000) e il Premio internazinale “Spirit of Nature - Wood Architecture Award” per l’uso del legno nella progettazione (2002).
Secondo la giuria di quest’ultimo, Kengo Kuma “ha la capacità di combinare con successo elementi tradizionali e nuovi producendo un’architettura schiettamente moderna e, al tempo stesso, rispettosa del contesto in cui si colloca” .

A Palazzo della Ragione, Kengo Kuma allestirà la mostra inedita 'Due carpe: acqua/terra - villaggio/città - Fenomenologie: un viaggio ideale che da una delle opere architettoniche simbolo di Padova medioevale si snoda attraverso l'antica tradizione giapponese, coinvolgendo il pubblico in un percorso tanto originale quanto emozionante. Due imponenti strutture a forma di carpa, visitabili anche dall'interno e costruite in organza, insieme a una pedana di vetro retroilluminata fungeranno da schermi per le proiezioni delle opere più celebri dell'architetto giapponese, che racconterà, così, il proprio percorso professionale e artistico.

Orari: dal martedì alla domenica, ore 9.00 – 18.00 (ingresso a pagamento). Per informazioni e visite guidate: Ordine degli Architetti P.P.C. di Padova - Piazza Salvemini n° 20 35131 Padova - Italy - phone 0039 049 662340 telefax 0039 049 654211 - architettipadova@awn.it

giovedì 11 ottobre 2007

Padova atelier internazionale di architettura


Padova, dal 7 ottobre al 2 novembre 2005




Presso il Palazzo della Ragione, ingresso da piazza delle Erbe - Padova 68 progetti architettonici per il recupero di 10 siti della città.

Padova è stata oggetto di riflessione e di studio per docenti e studenti dell’Accademia di architettura che hanno realizzato dei progetti di intervento per migliorarne la qualità architettonica sul tessuto urbano già esistente.

Tavola rotonda "Pensare l’Architettura - Dalla rivoluzione del palazzo della Ragione ai linguaggi dell’architettura contemporanea". sabato 29 OTTOBRE 2005, dalle 10:00 alle 14:00 al Ridotto del Teatro Verdi, via dei Livello, 32 - Padova

Relatori: l'architetto Mario Botta (che parla del suo progetto del Mart di Rovereto), l’architetto Gonçalo Byrne dell’Università di Coimbra (Portogallo), Jörg Friedrich, professore di progettazione all'Università di Amburgo e il critico Philippe Daverio.

Ulteriori informazioni
www.padovanet.it/dettaglio.jsp?tassid=90&id=6626

www

venerdì 7 settembre 2007

Progetti di luce 2007

concorso di design

consegna entro il 15/09/07

Le riviste Flare e Illuminotecnica presentano la nuova edizione del concorso internazionale di design PROGETTI DI LUCE.

Materiali e tecnologie innovative per illuminare: questa la headline della nuova edizione del concorso che si rivolge ai giovani designer, ai professionisti e agli studenti delle scuole di design, italiani ed europei in genere, chiamati a progettare apparecchi di illuminazione ponendo particolare attenzione all’uso di tecnologie e materiali innovativi.

I designer avranno l’opportunità di presentare le loro idee ai produttori di apparecchi di illuminazione sia per interni che per esterni, agli studi di architettura, indicando nel contempo una nuova direzione di mercato al mondo dell’illuminazione e del progettista.

Ampia diffusione verrà riservata all’evento, attraverso le riviste edite dal nostro gruppo editoriale Editrice Habitat e Maggioli, alle interviste ai designer vincitori, all’organizzazione di mostre ed eventi per presentare i progetti e favorire l’incontro tra designer e aziende, alla promozione attraverso il sito www.progettidiluce.com

Il concorso richiede la realizzazione di progetti di apparecchi o soluzioni illuminanti, da interni ed esterni, che rispondano ai requisiti richiesti dai briefing degli sponsor proponendo al contempo elementi di innovazione tecnologica e di materiali.

L'iscrizione è gratuita e avviene automaticamente presentando gli elaborati.

Bando disponibile sul sito: www.progettidiluce.com


Atmosfera di luce il tema proposto per l'edizione 2006

Il tema proposto l'anno scorso richiedeva ai designers di progettare apparecchi illuminanti per interni e per esterni, in grado di creare atmosfera sia attraverso il design, sia attraverso un utilizzo da protagonista delle fonti luminose a disposizione: dalla classica lampadina ad incandescenza, alle fluorescenti, all’alogena, al neon, al led, alle fibre ottiche, etc... La luce, quindi, come espressione non solo per arredare o illuminare, ma ottenere "un’atmosfera di luce", in grado di emozionare, grazie ad un convincente utilizzo di materiali, forma e fonte luminosa.

Progetto vincitore del 1° premio 'sezione professionisti' del concorso PROGETTO DI LUCE 2006







Descrizione del progetto:

Il valore di Namib, un sistema illuminante per spazi pubblici interni o esterni risiede nei benifici dati dalla sua forma organica ma semplice. Un qualche cosa di diverso ma piacevole, che suscita la curiosità. Inoltre ricorda i filari di alberi che delimitano un viale.

Progetto vincitore del 1°premio 'sezione studenti' del concorso PROGETTO DI LUCE 2006
















Descrizione del progetto:

Lucciola nasce da varie riflessioni sull'uso del fotovoltaico e sulla riduzione dei consumi energetici nelle unità abitative o nei centri di ritrovo collettivi, temi oggi più che mai di grande attualità. Si tratta di una lampada ad energia solare, indicata, grazie al suo aspetto minimale ed elegante, sia per un impiego in interni che in discobar o locali di tendenza all'aperto. Durante il giorno assorbe energia, immagazzinando corrente nelle batterie ricaricabili integrate; quindi di notte sfrutta, per illuminare, l'energia accumulata. Può comunque essere collegata via filo alla corrente tradizionale.Il progetto ruota attorno al concetto di deformabilità della struttura, consentita, in primo luogo, dall'impiego di un modulo fotovoltaico flessibile (capace di sopportare curvatura e torsione trasversale) e, in secondo luogo, dall'adozione di una struttura polimerica flessibile in grado di mantenere la forma decisa dall'utente, in base alle proprie necessità.In tal modo Lucciola può essere usata, se in posizione verticale, come lampada "da atmosfera"; se curvata invece, per fare un altro esempio, può venire impiegata come lampada da tavolo con base a terra. E' dotata di tre fasi di illuminazione, garantite da led - applicati su circuiti stampati flessibili -, e di illuminazione continua perimetrale (in fibra ottica), che, specialmente a led spenti, definisce il contorno della lampada.

martedì 4 settembre 2007

Auditorium della città di Padova: vince Cecchetto

Si è concluso il concorso internazionale per la progettazione dell' “Auditorium della città di Padova” . Il Comune aveva reso noto, lo scorso 16 novembre, l’elenco dei 10 gruppi selezionati per la seconda fase del concorso restringendo la rosa a due studi italiani (Archea e Studio Cecchetto) e otto stranieri (Juan Navarro Baldeweg, David Chipperfield Architects Ltd, Odile Decq - Benoit Cornette Sarl, Architectuurstudio Herman Hertzberger Bv, Arata Isozaki Associati, Kada e Wittfeld Architekten, Aies Mateus & Associados e Van Berkel En Bos Unstudio B.V). La Giuria, composta da Gonçalo BYRNE, Michel DESVIGNE e Massimiliano FUKSAS, ha decretato vincitore il progetto dell’architetto Alberto Cecchetto (capogruppo). Il nuovo Auditorium di Padova è stato organizzato dallo Studio Cecchetto in "unità" morfologiche e funzionali, ognuna delle quali ha una propria identità morfologica, figurativa e funzionale.

Il Parco della Musica: un regalo alla città e un o
maggio a Giotto La prima “unità” coinvolge il piano terra dell'area d'intervento. È il luogo della collettività e delle relazioni sociali. Da vivere il più possibile e durante tutto l'anno. Un parco, due piazze, un luogo per concerti all'aperto, un parco fluviale, un canale che arriva a Venezia, ristoranti e bar all'aperto. Al parco si accede da tutti i lati del suo perimetro e, in quota, dal parcheggio pubblico di via Gozzi. Il Parco della Musica è organizzato in modo da:
• dare identità al nuovo Auditorium di Padova. Che si distinguerà dagli altri centri della misica proprio perchè è un parco a verde dimostrando che non è in alternativa alla costruzione di un centro in grado di ospitare attività musicali di alto livello, a volte di elite e anche sperimentali
• uno spazio quindi di grande attrattività sociale che deve essere utilizzabile da vari gruppi sociali, con varie attività in contemporanea e per più tempo possibile. Indispensabili quindi gli spazi a verde per la sosta e la tranquillità, piazze pedonali dove si affacciano ristoranti e bar all'aperto. Uno spazio a verde che richiede sempre grande energia, per avere un costante controllo sociale: unica possibilità di riscattare, luoghi urbani dal degrado, evitando così il formarsi di sacche di emarginazione sociale.
• uno spazio all'aperto per la musica bandistica, per manifestazioni musicali an
che estemporanee, per suonatori "di strada", per tutti coloro insomma che hanno passione ed energia musicale. Un palco al centro di un ampio spazio gradonato consente tutto ciò: ha una superficie di 100 m3 ampliabile e soprattutto al di sotto del volume della sala piccola e può sfruttare la rifrazione sonora della parete che fa da involucro alla sala stessa.
• per sviluppare questa indispensabile energia collettiva proponiam
o anche la creazione di un parco d'acqua lungo il Piovego, con piste ciclabili, percorsi pedonali, aree di sosta lungo gli argini per rilassarsi e distendersi al sole,e piattaforme galleggianti in legno, per avere un contatto "fisico" con l'acqua, ma anche per consentire l’attracco di zattere galleggianti che trasportano musica. Sfruttano la rifrazione dell'acqua e l'invaso acustico del canale, possono trasformare in alcuni periodi estivi il canale in un luogo della musica itinerante a favore del pubblico cittadino che attraversa il parco. Possono diventare una "insegna acustica", un modo di attirare, incuriosire, sollecitare la fantasia verso la musica
• sarà compito della creatività della Fondazione e dei gestori, utilizzare questa suggestiva opportunità, che il parco fluviale offre.

• resta da dire l’importanza del disegno del "Parco della Musica": della rete dei percorsi pedonali che lo attraversano, al fine di attraversare con facilità l'area in tutte le direzioni e su tutti i lati. Ciò per garantire il massimo di "permeabilità" al luogo, rendendolo fulcro di un sistema urbano complesso.
In tal senso prevedia
mo la costruzione di un nuovo ponte pedonale, che collega le due sponde del Piovego, e che è orientato lungo l'asse della Cappella degli Scrovegni che il nostro progetto riconosce come uno dei due assi fondativi del nuovo centro musicale. I percorsi pedonali, realizzati con macinato di pietra compressa e stabilizzata, resa impermeabile con spruzzo di silicone trasparente per rendere i percorsi preaticabili in tutte le stagioni, diventano all'imbrunire e di notte, con spot di luce annegati nel terreno, percorsi "virtuali": luoghi di luci e ombre, che assieme alle masse arboree e agli argini opportunamente illuminati e al fondale retroilluminato dei nuovi edifici dell'Auditorium, formano una scenografia notturna di grande suggestione.

Un Auditorium in forma di città All’Auditorium si accede dall’entrata principale, che si affaccia su una piazza di 800 mq, accessibile da via Gozzi. La piazza è attrezzata con banchine per la fermata dei mezzi pubblici, del tram e per i taxi. Nella piazza si affacciano la biglietteria, un bar ristorante e, al piano terra dell’edificio novecentesco, le vetrine degli spazi commerciali. Vi è poi un’entrata secondaria, in corrispondenza del vuoto creato tra gli edifici novecenteschi, che funge da accesso sia alla hall dell’Auditorium che al grande spazio verde del Parco della Musica. La hall è quindi uno spazio molto articolato con luoghi di ritrovo, piazze coperte, vetrine di negozi, scale, rampe, a similitudine della complessità e dei ritmi della città storica. La hall è il naturale prolungamento dello spazio pubblico delle piazze esterne. Uno spazio dinamico che consente l'accesso alle diverse parti della struttura diventando quindi il vero fulcro di tutte le attività e servizi ma allo stesso tempo capace, grazie alla flessibilità degli ambienti e alla indipendenza rispetto all'uso delle sale, di ospitare anche attività alternative, quali esposizioni temporanee di piccole e grandi dimensioni, catering, stand per attività congressuale, presentazioni di eventi ed esecuzioni di performance musicali ed artistiche. Dal 6 luglio al 31 agosto presso Il Palazzo della Ragione (ingresso dalla "scala delle Erbe", piazza delle Erbe – Padova) l’Assessorato ai lavori pubblici, edilizia comunale, infrastrutture, edilizia monumentale ha organizzato la mostra "Il suono della forma, la forma del suono", in cui sono esposti i dieci progetti e i modelli che hanno partecipato alla selezione del Concorso.

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