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giovedì 2 luglio 2020

The Nest - Il nido

Oserei dire un film decisamente atipico per il panorama dei film italiani. Infatti non mi aspettavo di trovare un cast 100% italiano, anche ben scelto a dire il vero, a parte per il protagonista, il ragazzino, che forse avrebbe avuto bisogno di un attore con un pochino più di grinta. 
Nel complesso il film è apprezzabile soprattutto per la bella fotografia. Lo sarebbe anche per l'intreccio narrativo se non ci fossero delle attese troppo lunghe tra un avvenimento e l'altro, e qualche incongruenza tra lo sviluppo del film ed il finale, che ovviamente non posso svelare, ma che ribalta il tutto lasciando un po' insoddisfatti. 
Peccato perchè l'idea, anche se non originale, non era male. Anzi, se devo essere onesto non me l'aspettavo. Però parte di questa inconsapevolezza è dovuta anche al fatto che lo sviluppo del film è costruito in modo talmente estraneo alla sua conclusione che in qualche modo sembra stridere un po' con questa. E' difficile spiegarlo senza rivelare cosa succede nel finale però mi limiterò a dire che alcuni passaggi della storia forse sono decisamente poco adatti a quello che cercano di celare, e quindi inducono lo spettatore ad immaginare qualcosa di fin troppo lontano da quello che poi si ritrova davanti nel finale, e quindi viene spaesato in maniera quasi eccessiva.
Mi spiace di riuscire ad essere più chiaro però concludo dicendo che il film si merita comunque la visione, almeno per farsi un'opinione. E considerando che è un'opera prima, ha comunque il pregio di essere decisamente migliore di molte cose che si vedono in giro, anche di registi più navigati.
Voto con un 7 dunque.

E per la trama ecco il link: https://www.mymovies.it/film/2019/il-nido/

T.M.

giovedì 16 aprile 2020

Benvenuti a Marwen


Mark Hogancamp mette in scena nel proprio prato le gesta di un suo alter ego di nome Hogie in un fittizio villaggio belga, durante la Seconda Guerra Mondiale. Hogie è un pilota americano in lotta contro i nazisti e protetto dalle donne di Marwen, che sono poi la trasfigurazione delle donne che hanno aiutato Mark durante la sua terapia. Egli è infatti reduce da un pestaggio di natura omofoba e da una lunga ma insufficiente riabilitazione, tanto da aver perso sia la memoria sia la capacità di disegnare. Elabora la tragedia fotografando le scene che crea nel giardino, con bambole di donne eleganti e action figure di soldati. Quando arriva una nuova vicina, Nicol, Mark cerca di raddrizzare la propria vita e di liberarsi dalla dipendenza dagli antidolorifici. ...
Recensione:
Era molto che volevo vedere questo film, e alla fine ce l'ho fatta. Non so però se ne sono rimasto del tutto soddisfatto; infatti ci sono molti punti a favore, la storia, il fatto che prenda spunto da una storia vera, ed anche gli effetti speciali sono molto belli. Quello che però non mi convince del tutto è la narrazione, il modo in cui si è sviluppata, ad un certo punto appare ridondante e senza scopo, e quindi verso due terzi del film si comincia a perdere interesse su come si concluderà la vicenda. Questo non è per niente bello, anche perchè la storia in sè, come dicevo, è interessante, e meriterebbe uno sviluppo un po' più "appassionante", anche se forse di veramente appassionante non c'è molto. Però per empatizzare con il suo protagonista ci vorrebbero un po' meno salti di scena e un po' più di dialoghi sentiti, forse è questo che manca. Si percepisce un collage slegato che arriva alla fine senza che nemmeno uno se lo aspetti. Almeno così l'ho percepito io. 
Il mio voto è un 6,5.

T.M.

venerdì 3 aprile 2020

Hole - L'abisso


La giovane Sarah si è riposizionata in una cittadina nella campagna irlandese con il piccolo Chris, suo figlio. Chris è molto attaccato alla mamma, ma la rimprovera per avergli mentito quando gli aveva detto che il papà li avrebbe raggiunti. Sarah sa che non è facile spiegare certe cose ai bambini e perciò deve glissare: con il papà di Chris si intuisce che le cose sono finite in modo burrascoso e ciò non è stato estraneo alla decisione di andare in campagna. Arrabbiato, Chris corre verso il bosco. Sarah lo insegue e si imbatte in uno strano e gigantesco buco nel terreno, una voragine, proprio in mezzo agli alberi. Sarah recupera Chris e, sconcertata, ritorna a casa. Una notte, la donna si risveglia e scopre che Chris non è nel suo letto. Spaventata, lo cerca anche nel bosco, senza trovarlo. Rientrata in casa, proprio mentre sta chiamando la polizia, Chris ricompare come se niente fosse negando d'essersi mai allontanato. Ma c'è qualcosa di strano e Sarah se ne rende conto sempre di più...
Recensione:
Posso dire che questo film mi ha abbastanza deluso, nonostante le aspettative. Molti lo paragonano a "Babadook", e in effetti la tematica un po' si avvicina a quello stile. Resta però il fatto che stilisticamente il film si svolge in modo un po' troppo confusionario, ci sono allusioni, ma spesso troppo vaghe, e al contrario ci sono momenti in cui le situazioni sono talmente scontate e già viste che lo spettatore rischia davvero di perdere d'interesse. Si riesce comunque ad arrivare alla fine (si spera), però con l'amaro in bocca, in quanto l'ultimo terzo del film è davvero il meno chiaro, quello che invece di dare luce alle cose le oscura ancora di più, un po' come le immagini, sempre meno definite e buie. Non parliamo poi della scena finale, probabilmente inutile e fuori luogo, che rovina ancora di più il film.
Sostanzialmente non è stato molto convincente, nonostante ne siano stati apprezzati gli sforzi da molti altri recensori. Io non mi sento di dare la sufficienza, anche perchè l'intera struttura non riesce a reggersi in piedi da sola nemmeno per 10 minuti. Come si suol dire, molto fumo e niente arrosto. Per me è un 5. 

T.M.

lunedì 28 dicembre 2015

Irrational man - Woody Allen

Negli ultimi anni Wody Allen ci ha abituati a vari cambiamenti di orientamento nel suo cinema, il quale non è più fatto di semplici fatti quotidiani esposti sul grande schermo al fine di porci alcune semplici ma fondamentali domande sulla nostra vita senza per questo riuscire a trovarne una risposta una volta usciti dalla sala; no, negli ultimi anni questo regista ha focalizzato la sua attenzione anche sulla regia, sul modo di esporre i fatti, sul montaggio, su un'attenta recitazione, piuttosto che su un'interessante struttura narrativa. Sia ben chiaro, elementi sempre presi uno alla volta e sfruttati nei suoi film quasi come sperimentazione, che ha portato a grandi risultati, come "Blue Jasmine", un film assolutamente ben strutturato, dove forse possiamo far coesistere due importanti elementi come l'ottima recitazione ed un sapiente montaggio (cose che non sempre si riescono a trovare contemporaneamente nei film di Woody Allen); ma anche a pessimi esempi come "Sogni e delitti", film decisamente noioso, dove si nota una carico eccessivo di aspettative da parte del regista forse dovuto al desiderio di raggiungere alti livelli dopo il successo di "Match point". 
Insomma, non mi soffermo ad analizzare pro e contro di ogni suo film altrimenti potremmo restare qui vent'anni, anche perchè considerando che produce un film all'anno, e praticamente solo il 30% è degno di nota, non vale la pena soffermarsi a sezionare ogni aspetto delle sue pellicole, ma basta valutarne l'impressione generale, il primo impatto se vogliamo, anche perchè le sue pellicole principalmente parlano di questo, delle cose semplici, di quelle che ci piacciono a pelle, e quindi credo che in tal modo andrebbero viste e valutate. Ecco, "Irrational man" probabilmente è troppo complicato, o meglio, forse vorrebbe esserlo ma finisce con l'essere noioso. L'impressione che mi ha dato questa pellicola è stata che mancava prima di tutto ogni traccia dello humor classico che ci si aspetta di trovare nei film di Woody Allen, e con questo non voglio dire che se manca allora non possiamo considerarlo un buon film (anche in "Match point" lo humor non era preponderante, ma comunque lo si sentiva presente, in qualche modo era nell'aria, e lo si percepiva guardando il film), ma in questo caso in particolare il film è pervaso da una sorta di languore che lo penalizza, come un'agonia (quella del protagonista?) che si trasmette allo spettatore che non riesce a capire dove effettivamente voglia arrivare il protagonista, che poi protagonista effettivamente non lo sembra, anzi, sembrano meglio strutturati i personaggi che gli ruotano attorno, specialmente la ragazza che diventa sua amante. E quindi il film vacilla tra dramma e assurdo, tra tensione e disappunto, e ci si trova a domandarsi se effettivamente abbia un senso trovare una profondità in qualcosa che si propone come profondo (la storia si costruisce attorno alla filosofia, ai concetti filosofici sull'esistenza dell'uomo e del suo scopo) oppure sia più semplice abbandonarsi all'assurdità di una vicenda dove il protagonista sembra accartocciarsi su se stesso perchè non sa più effettivamente chi è, anche quando crede di saperlo. 
Questo film mi ha lasciato parecchio perplesso, e probabilmente andrebbe riguardato (quando mai serve riguardare due volte un film di Woody Allen per capirlo!), e non so se questo sia una specie di pregio o di difetto, anche perchè probabilmente alla fine scoprirei che non c'era nulla da scoprire, o da capire, più di ciò che mi è stato trasmesso da questa prima visione. 
Per ora quindi mi sento di valutarlo con un 6, anche se credo che questa sufficienza sia leggermente alta per il valore effettivo della pellicola, ma c'è da tenere conto degli attori, e non sono per niente una cosa da sottovalutare in questo caso, e loro si meriterebbero un 8 pieno. 

T.M.

lunedì 23 novembre 2015

Hunger Games - La trilogia cinematografica

Arrivato all'ultimo capitolo della trilogia cinematografica (anche se con mio rammarico non ho ancora letto i libri originali) posso finalmente esprimere la mia opinione su questa saga che mi ha incuriosito in questi ultimi anni. 
Devo dire che francamente il mio interesse è sceso in modo esponenziale dal primo capitolo all'ultimo, e già questo non è stato un buon segno, ma ovviamente non potevo permettermi di non vedere tutti i film per potermi fare un'idea complessiva della storia e comunque del progetto cinematografico. In qualche modo, arrivato alla fine, posso dire che, se si riguardano di seguito, i quattro film si può apprezzare di più la complessità della vicenda, che non nella frammentarietà data dallo spazio che intercorre tra l'uscita di un film e l'altro.  Quattro capitoli perchè ovviamente come tutte le grandi saghe che si rispettano, negli ultimi anni soprattutto, l'ultimo capitolo deve essere
necessariamente diluito in due film, così da mantenere sempre alto l'interesse dello spettatore (?) e prolungare l'attesa per scoprire finalmente qual è la conclusione di una vicenda piena di imprevisti e colpi di scena. A volte questa "attesa" però diventa decisamente snervante, e fa calare il desiderio, più che aumentarlo, e questa è stata la sensazione che ho provato io man mano che la saga procedeva e i film uscivano al cinema. 
Nel complesso posso dire che la spettacolarità del primo film e soprattutto l'interesse per una vicenda abbastanza fuori dal comune hanno fatto molto presa in me, tanto da spingermi a continuare nella visione della saga; procedendo però mi sono reso conto che la complessità degli elementi inseriti facevano in modo che la storia avesse bisogno di una "lettura" più continuativa, e la divisione in tre capitoli (e quattro film!), almeno per quanto mi riguarda, non ha aiutato molto nella comprensione. E' vero che i temi affrontati e il desiderio di mantenere un personaggio principale, quello della Ghiandaia Imitatrice, come custode di una morale più alta rispetto a quella di tutto il sistema che la circonda, tranne forse del suo compagno e amico di avventure, Peeta Mellark, con il quale sembra avere un rapporto alla pari, fa si che si apprezzi il messaggio più ampio che il film vuole mandare. Se vogliamo si può dire che sia un messaggio anche abbastanza leggibile, poco confuso in quella serie di battaglie che popolano questi tre capitoli, ma pur sempre un messaggio, rivolto ovviamente prima di tutto ai giovani, i destinatari primi di questa serie di libri, che però si fa un po' "trito e ritrito", e che nella conclusione tende a diventare quasi banale e melenso, perdendo della forza originaria, quella del primo capitolo, dove i sentimenti di sincerità e lealtà non erano offuscati dai mille stratagemmi di depistaggi creati per sviluppare una trama ricca di colpi di scena che tendono più all'effettaccio che non al valore simbolico che perduri. 
Un film che parla di lealtà dunque? Direi che alla conclusione sembra che tutto si riduca più a un'dea generale di ribellione più che di forza e lealtà contro il potere negativo di un dittatore. Una ribellione che si riflette tanto nella testardaggine di Katniss quanto nella rivolta dei Distretti, ma che sembra gradualmente perdere la distinzione dalla sua accezione negativa per diventare un'idea confusa offerta gratuitamente senza una vera e propria spiegazione, quasi come un grido di rivolta senza uno scopo. 
Io ho avuto quest'impressione, ma non perchè il messaggio non ci sia, ma solamente perchè a parer mio è stato sviluppato in modo troppo articolato e confuso, cercando più una carica di avventura epica più che la ragionata riflessione su situazioni delicate che possono riguardare ognuno di noi, specialmente adesso. 
In generale mi sento di non poter votare questa saga con più di un 6,5, anche se devo ammettere che per l'idea del capitolo iniziale sarei partito da un bel 8. 

T.M.
 

martedì 17 novembre 2015

Gli ultimi saranno ultimi - Massimiliano Bruno

Mi stupisce la freddezza con cui il pubblico ha accolto questo film. Mi stupisce principalmente perchè al di là della storia, tremendamente attuale, la bravura degli attori sa mantenere il film ad un livello estremamente alto, dove la passione scaturisce non tanto dalle situazioni che vengono a crearsi quanto dal trasporto con cui le vicende vengono vissute dai personaggi. I sentimenti, i movimenti, gli sguardi, perfino i silenzi di questi personaggi muovono qualcosa che difficilmente riesce a lasciare indifferenti, per questo mi domando come mai il pubblico in generale abbia valutato così scarsamente questo lungometraggio e ancor di più mi sorprende come mai le sale in cui è stato proiettato siano state così vuote. Ne avrà risentito per una scarsa pubblicità forse, o per l'eccessiva pubblicità dei suoi concorrenti (forse il pubblico si sarà preservato per Star Wars, e posso capirlo in questo periodo di crisi in cui il prezzo dei biglietti per andare al cinema anzichè agevolare il pubblico sembra allontanarlo volontariamente, 8€ per un biglietto! Fortunatamente io ho avuto la possibilità di godermi questo film ad un prezzo agevolato e quindi sono stato più che felice di averne approfittato). 
Tornando al film, ha parecchi punti a suo favore, che vanno anche oltre alla bravura dei suoi interpreti, infatti non è da trascurare i temi che sono stati inseriti al suo interno, che seppur non approfonditi vanno a fare da contorno ad una vicenda centrale dove la tensione è solo latente, ma dove ogni "briciola" alimenta la valanga che si preannuncia fin dall'inizio. 
Non me la sento di svelare qui i temi che vengono toccati perchè comprometterei la visione del film per chi non l'avesse ancora visto, ma dirò solamente che la delicatezza con cui vengono analizzate alcune situazioni, ed il modo pacato con cui lo fanno i personaggi, senza buonismo ma anche senza superficialità, aiuta il pubblico ad accoglierle nel proprio quotidiano, come se potessero far parte anche del nostro presente, ed in modo assolutamente indiscriminato. Perchè i "drammi" che ognuno di noi affronta sono solo nostri, e nessuno può sapere veramente cosa proviamo, eppure ci sono situazioni in cui tutti sembrano esserne partecipi, soprattutto in un piccolo paesino, sembra che tutti debbano sapere tutto, ma a volte la verità è che semplicemente certe cose a noi stanno bene così come sono, anzi, siamo capaci addirittura di amarle, e anche quando queste situazioni non ci stanno bene le affrontiamo a nostro modo. C'è un momento però in cui qualcosa scatta, e forse sentiamo che anche noi dovremmo reagire, sentiamo che forse subire il giudizio degli altri, o ancor preggio la loro compassione ci mostrano che la reazione potrebbe essere l'unico modo ci salvarci, di farci sentire ancora vivi. 
Questo film dimostra che ognuno di noi sa benissimo la posizione che occupa, e a volte la accettiamo, arrivando addirittura ad amarla. Questa nostra posizione però, così duramente accettata non può essere ulteriormente minata, perchè quando non si chiede di più, è difficile accettare di ottenere di meno, ed è lì che scatta la reazione, una reazione di conservazione, in cui il nostro io cerca di mantenere per lo meno la sua condizione per sopravvivere. 
Voto con un 8,5 perchè l'intensità che ho visto in queste interpretazioni, e la profondità con cui certe emozioni sono state trasmesse al pubblico, raramente l'ho trovata in film che avevano le pretese di essere dei capolavori. 

T.M.

domenica 8 giugno 2014

Le età di Lulù - Almudena Grandes

Abbastanza difficile esprimere l'impressione che mi ha dato leggere questo romanzo. Iniziato con grandi aspettative, soprattutto notando immediatamente una scrittura fluida, quasi perfetta, coinvolgente e ritmata, proprio come una musica di fondo che accompagna tutto il romanzo; poi però sono incappato in un paio di momenti in cui il tutto sembrava vacillare verso l'assurdo, lo schema sembrava essersi rotto e la trama pareva assumere i tratti di un puzzle insensato creato solo per mettere insieme un'immagine di lussuria sorretta da una buona scrittura. Devo ammettere però che con il terzo atto del libro sono arrivato a capire la meccanica del tutto, e mi sono fatto piacevolmente travolgere dalle ultime ottanta pagine, dove finalmente si ritorna a prendere confidenza con i personaggi, che si erano persi in mezzo alla strada, un po' come capita davvero nelle loro vicende. 
Complessivamente posso dire che è un romanzo aggraziato, equilibrato, che va preso forse a piccole dosi e non con una lettura impetuosa come io invece l'ho affrontato, con la smania di capire la logica dell'intreccio e dei continui salti temporali. Bisogna farsi guidare delicatamente dalla sua trama, scoprendola un po' per volta, assimilandola, senza sforzarsi di capirla, e apprezzando la fine, nella sua semplicità, come un "puro" esempio d'amore, un sentimento che va oltre i confini, qualunque confine, e ti travolge lasciandoti intontito, a volte per giorni, a volte per anni, e a volte per sempre, facendoti dubitare di chi sei, ma facendoti sempre ritrovare negli occhi dell'altro. 
Non fatevi sconvolgere dal tema trattato, non spaventatevi dalle parole utilizzate, questo libro va oltre la volgarità, perchè infatti dimostra la naturalezza degli istinti umani, e li racconta con la loro forma sinuosa, accattivante, scandalosa e a volte violenta, ma li racconta per mostrare l'altra faccia dell'amore, quello che a volte lega inconsapevolmente due persone. 
Voto con un bel 8.5, ma ammetto che meriterebbe una seconda lettura.

T.M.

giovedì 16 gennaio 2014

Il talento di Mr. Ripey - Patricia Highsmith

“Patricia Highsmith è una scrittrice che ha creato un mondo tutto suo, un mondo claustrofobico e irrazionale in cui entriamo ogni volta con la sensazione che un pericolo ci sovrasti, con la testa mezza girata all’indietro, perfino con una certa riluttanza, poiché sono piaceri crudeli quelli che ci apprestiamo a provare, finché a un certo punto, verso il terzo capitolo, la trappola è scattata, non possiamo più ritirarci, siamo condannati a vivere la storia sino al finale, in compagnia dell’ennesimo colpevole da lei tratteggiato.”  
Graham Greene.

Recensione (sono presenti spoiler):
Parliamo dunque del libro! Non ho mai letto nulla di minimamente assomigliante a questo romanzo, niente di più diabolicamente intricato, fantasticamente descritto, ed incredibilmente angosciante. Leggere "Il talento di Mr. Ripey" ti catapulta letteralmente in un altro mondo, un mondo fatto di psicosi, ansie, angosce, delitti assurdamente "semplici"; mentre si procede con i capitoli non si riesce a capacitarsi della bravura dell'autrice nel trasmettere le sensazioni del protagonista, che poi è il colpevole!, cosa ancora più assurda. Ci sentiamo quindi chiamati in causa a rispondere delle azioni di un personaggio assolutamente allucinato, ma che ormai fa parte di noi! Siamo noi! Come l'autrice sia riuscita a trasmettermi queste sensazioni resta per me ancora un'incognita. Posso dire questo perchè mentre leggevo il libro non ho fatto altro che vivere nella costante angoscia di essere scoperto, e non appena il protagonista ha avuto un attimo di respiro, circa a metà libro, quando le indagini si placano e tutto sembra filare per il verso giusto, ecco che improvvisamente anche il senso di angoscia che provavo è sparito, convinto di poter mettere per un attimo da parte la mia paura di essere braccato. Non nascondo di aver tirato un respiro di sollievo alla fine del libro, ma nonostante questo mi è rimasta l'irresistibile voglia di proseguire con i prossimi capitoli della storia, che ne conta ben quattro. 
Trailer
Quindi non posso fare altro che consigliare un'autrice (rivelazione per me) che sa veramente cosa significa saper scrivere, e che voto con un 9,5. Lo so, mi stupisco persino io del voto. Resta però quel mezzo voto che non riesco ancora a dare, perchè un dubbio mi tormenta: com'è possibile che a Mongibello e a Roma non fosse mai stata pubblicata una foto di Tom Ripley così che le persone che lo conoscevano come Dickie potessero smascherarlo? Confido che una minima spiegazione ci sia nel prossimo libro, ma non ne sono tanto sicuro. 

T.M.

venerdì 10 maggio 2013

Easy girl - Easy A

Ecco un film che mi sentirei davvero di consigliare con tutto il cuore. Perchè è un capolavoro? No. Semplicemente perchè è un film divertente ed allo stesso tempo piacevole e ben girato; una cosa in particolare lo rende davvero imperdibile, ed è la protagonista, Emma Stone, un'attrice davvero unica, con una mimica facciale che ha dell'incredibile. Sa farti passare dal delirio di risate alla massima serietà (non dovete perdervi "The Help", un film che merita ed un'interpretazione impeccabile). Non sono ancora riuscito a vedere il suo "Gangster Squad" ma di sicuro non attenderò molto, anche perchè mi incuriosisce non poco il ruolo completamente diverso da quello in cui sono abituato a vederla.
Comunque per tornare al film è assolutamente consigliato, per una serata spassosa ma assolutamente lontana dalla stupida commedia banale a cui ci hanno abituato "Scary movies" & co.
Voto 8, anche solo per il fatto che non riesco a smettere di vedere il pezzo iniziale del film che mi fa ancora ridere dopo la millesima volta che lo vedo!

T.M.

giovedì 18 aprile 2013

(500) Days of Summer - (500) Giorni Insieme

Cinico? Forse. Romantico? Sicuramente. Nel ribaltare gli stereotipi delle classiche Commedie Romantiche questo film riesce ad essere estremamente convincente, ma soprattutto sorprendentemente realistico. 
Forse non vogliamo crederci, ma l'Amore non si fa comandare, non sottostà a regole, non vuole nomi, non cerca conferme. L'Amore esiste a basta, sono le domande a non esistere, quelle che compaiono tra le labbra e che dovrebbero farci capire immediatamente che è ora di cambiare strada. Quelle domande che sono la conferma della fine. L'Amore non ha Domande, è una semplice risposta. Sì.
Il film sembra essere un'analisi della "non consapevolezza" più che dell'Amore, eppure allo stesso tempo questa "non consapevolezza" cos'è? Come possiamo capire quando una Storia non è più una Storia? Oppure quando non lo è mai stata? Forse perchè dovremmo cominciare a guardarci attorno? Smettere di chiuderci in un NOI e vivere come due semplici persone che intersecano il proprio destino al fine di capire dove questo le può portare? Domande. Ancora domande. Allora è meglio non pensare, e non soffrire, perchè la consapevolezza prima o poi arriva, ed inevitabilmente ci apre gli occhi.
Voto con un 7,5 , decisamente un film interessante, l'ennesima pellicola che non pensavo avrei mai guardato, e che invece mi ha piacevolmente colpito.
p.s. perchè bisogna sempre storipiare i titoli in italiano?!?!?!

T.M.

giovedì 28 febbraio 2013

Oscar 2013. Vince la moda ecologica

Si sono tenuti in quel di Los Angeles i tanto attesi Premi Oscar 2013, con la conferma ufficiale del successo di alcune pellicole come Argo, Lincoln e Vita Di Pi. Tra scenografie da sogno, polemiche su Jennifer Lawrence come Migliore Attrice Protagonista e qualche piccola sorpresa, a spiccare è però la moda ecologica.
Non è di certo la prima volta che il mondo dello showbiz, approfittando di una kermesse così seguita come quella degli Oscar, cerchi di mostrare al pubblico una nuova sensibilità all’ambiente. È successo sin dai Golden Globes del 2011 fino alle premiazioni odierne e sono sempre più le attrici a scegliere abiti fashion del tutto ecocompatibili. Prima fra tutte Anne Hathaway, ormai leader delle attrici vegane attente all’ambiente. 
Per la Hathaway, Miglior Attrice Non Protagonista per la sua Fantine di Les Misérables, nulla di eccessivamente stravagante, come quando ha indeciso di indossare un completo vegan-bondage firmato Tom Ford. Agli Oscar 2013 la vediamo avvolta in un romantico abito rosa firmato Prada – di cui l’attrice si è accertata l’assenza della seta, non indossando fibre di originale animale – con tanto di scarpe “vegane”. Molto elegante con il suo taglio corto, un’eredità proprio del film, la bella Anne ha rischiato più volte l’uscita di seno dato il taglio generoso ai lati del vestito.

giovedì 21 febbraio 2013

Colpo di fulmine - Il mago della truffa - I love you Phillip Morris

Cominciamo con il dire che si poteva dare anche qualche titolo in meno a questo film, anche perchè già da questo potrebbe trasparire tutta la confusione che ne scaturisce durante la visione. 
Per proseguire con la recensione la prima cosa che mi verrebbe da dire è che questa coppia di registi, di cui io purtroppo ho visto i film al "contrario" (prima "Crazy, stupid, love" e poi questo), sembra inserire sempre grandi propositi nei loro film, propositi che vanno, a mio avviso, pasticciandosi durante lo svolgimento dello stesso e finiscono con il lasciare interdetto lo spettatore che fino a pochi istanti prima ne era rimasto magari affascinato e pure commosso. Ovviamente questa è una recensione a caldo, infatti il film è appena terminato, e ho deciso di gettare letteralmente tutto quello che avevo da dire "sulla carta", la qual cosa mi dà decisamente un senso liberatorio perchè, come nel caso dell'altro film ("Crazy, stupid, love") tutte le grandi possibilità della pellicola mi sembrano andate in fumo! Forse non tutte, gli donerei il beneficio del dubbio, è ovvio che le prime impressioni sono sempre quelle più drastiche, certo è che la sostanza di un bel film o si vede subito, oppure non c'è. In questo caso...è proprio stata pestata (volontariamente?) sotto i piedi dei registi. 
La domanda che vorrei porre è questa: quale era l'intento narrativo? E ce n'era davvero uno? L'idea che ho avuto è che due menti si siano messe assieme per creare...confusione in mezzo a tanta bellezza. 
Mi dispiace, purtroppo non mi viene in mente altro, il film di per sè sarebbe consigliatissimo, anche perchè la struttura e la regia sono completamente diverse da "Crazy, stupid, love", già ampiamente citato in precedenza, e quindi un film con decisamente altre potenzialità, eppure io le vedo deliberatamente sprecate. Forse prevarrà il mio pessimismo, eppure non riesco a capacitarmi che si possa sprecare tanta buona materia prima. 
P.s. La storia d'amore è comunque esemplare, infatti non risulta scontata e neppure già vista. Ok, ammettiamolo, il film forse vorrebbe solo essere un "nuovo tipo di commedia", con un melange di buoni sentimenti e ammiccamenti al sociale...e niente di più. Forse mi sono ostinato a cercare qualcosa che "pensavo dovesse esserci", ma invece sta benissimo in piedi da sola. Può risentirne solo il voto, che per me non supera il 6,5.

T.M.

lunedì 18 febbraio 2013

Crazy Stupid Love

Trovo un po' difficile recensire questo film, per prima cosa perchè per un bel po' ho evitato di guardarlo ritenendolo la solita commediola americana, della qual cosa mi sono immediatamente ricreduto dopo i primi minuti di visione; ma quello che mi rende davvero difficile fare questa recensione è il non aver digerito per niente il cambio di tono, o se vogliamo metterla in un altro modo la svolta improvvisa e del tutto fuori luogo che avviene a mezz'ora dalla fine!
So che probabilmente dicendo questo rovinerò l'approccio al film per gran parte dei lettori, che molto probabilmente leggendo questo si aspetteranno subito qualcosa, cosa che invece io non ho sentito per niente, in quanto non conoscevo niente del film. Però per recensire questo film non si può prescindere da questo: la storia è orchestrata in modo bellissimo, semplice ma profondo per certi aspetti; innegabile una fotografia che affascina nonostante il soggetto "frivolo". L'interpretazione degli attori principali è fantastica, e l'accoppiata stranamente è interessante e avvincente, fa davvero venir voglia di capire cosa succederà. Ma che tutto questo approdi in un cambio di scena "riconciliativo" (per usare un termine che non sconvolga a nessuno la visione del film) che rischia (forse non facendolo del tutto) di compromettere l'intero film riducendolo a "stupida commediola americana", per l'appunto, è una cosa che non mi aspettavo e che a mio avviso svaluta il tutto, e non mi faccio problemi a dire che a stento ho digerito il resto del film dopo questa svolta totalmente assurda (e inutile!). 
Lascia davvero con l'amaro in bocca, un film che poteva diventare un connubio perfetto tra romanticismo e dramma scade nel banale più assoluto, facendo vedere i personaggi immediatamente sotto una luce diversa e sottraendo mordente al tutto per farlo scivolare (seppur lentamente) nell'oblio del già visto. 
Voto con un 6,5 , e devo dire che mi dispiace parecchio, perchè la rabbia che mi è venuta con i registi l'ho trattenuta a stento, una rabbia di quelle che ti fanno proprio dire "ma perchè buttare alle ortiche così il proprio lavoro?!". 
(argggg....che rabbiaaa!)

T.M.

lunedì 29 ottobre 2012

Drive

Dopo grande scetticismo ho finalmente visto questo film, e posso davvero dire di essermi ricreduto. L'ho adorato dal primo minuto. Ci si può solo innamorare della perfezione con cui è stato fatto. Forse non un capolavoro ai massimi livelli, ma di sicuro un'orchestrazione perfetta di dialoghi, suoni, musica e immagini.
T.M. 
Curiosità www

lunedì 19 marzo 2012

Il Leone d'Inverno

C'è ben poco da dire di questo film, perchè se si cominciasse a dirne qualcosa si finirebbe col dirne troppo. Lo definirei estremamente attuale, carico di una forza espressiva che spazia dalle immagini, alle interpretazioni, fino ai dialoghi splendidi all'interno dei quali ci si perde per le due ore di durata del film (sensazione che perdura anche in seguito).
La freschezza stilistica con cui è stato allestito il tutto lascia un'interessante sensazione di gioia, pur restando ben impressa la ferocia con cui i conflitti tra i vari personaggi si scatenino per tutta la pellicola; è l'alternanza di linguaggio aulico e gergale a donare freschezza a questo film, ci aiuta a sentirlo nostro e meno "storico", facendoci "apprezzare il dramma" in atto per la sua potenza espressiva.
Superfluo commentare la splendida interpretazione di Katharine Hepburn, per la quale vinse l'oscar.
Voto con un 9 deciso... anche 9 1/2

T.M.
Trailer

lunedì 20 febbraio 2012

Repulsion

Repulsion di Roman Polański, è un film che si può ben considerare il primo capitolo dell'ideale "trilogia della follia" a cui hanno fatto seguito "Rosemary's Baby" e "L'inquilino del terzo piano". Dotato di una notevole carica d'angoscia il film si sviluppa secondo una serie di sequenze che portano lo spettatore a provare quasi in modo palpabile l'ansia e la follia della stessa protagonista. Ci si sente immersi nelle sue paure e sembra di essere quasi avvolti da quelle pareti (quelle misere pareti di un appartamentino che sembrano allungarsi a dismisura) sentendoci intrappolati in una specie di incubo che ricorda molto (o sarebbe meglio dire dal quale potrebbe essere influenzato) "Island Empire" di David Lynch, film altrettanto claustrofobico seppur meno direttamente legato ad una trama delineata attorno ad un dramma personale molto evidente in "Repulsion".
Assolutamente da vedere, anche per una fotografia assolutamente splendida.

T.M.
Trailer

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