lunedì 14 aprile 2008

Lontani

Perchè esistono persone che persistono a ferirti con la loro indifferenza? Dove trovano il gusto in tutto ciò? Sono scogli, contro i quali ogni parola si infrange e perde ogni suo significato, si annienta, e affoga nelle onde di boriosa condiscendenza.
Non è giusto persistere, annullando anche noi stessi; non è giusto soffrire, per chi chiede tanto, ma sa dare così poco. Non è giusto regalare i nostri pensieri a chi li getta confusamente ai propri piedi, e spesso li calpesta, senza rendersene conto. Perchè ai loro piedi stanno le nostre emozioni, ai loro piedi stanno i nostri occhi imploranti, ma loro guardano troppo in alto, e aspirano al cielo, e mentre noi strisciamo nelle nostre angosce una mano ci intima di stare calmi, perchè l'affanno non serve, non dove i deboli pensieri stanno a terra e le sciocche paure strisciano senza ritegno.
Veniamo placati, nel cuore e nell'anima, veniamo congelati, belli solo da guardare. Le nostre parole sono ronzii fastidiosi da scacciare, ed il nostro cuore, forse troppo grande, oscura la vista del loro sole, che è oltre noi, lontano, in un luogo al quale noi non apparteniamo, e dove nessuno ci vuole portare.

T.M.

Buddha bar - Tibet

Cosa insegna la vita

ECCO ALCUNE COSE CHE HO IMPARATO DALLA VITA :

- Che ci sono persone che ci amano, ma non sanno come dimostrarlo e che solo perchè qualcuno non ti ama come vorresti , non significa che non lo faccia con tutto se stesso ;
- Che quando la porta della felicità si chiude, se ne apre un'altra, ma tante volte guardiamo così a lungo quella chiusa, che non vediamo quella che si è aperta ;
- Che le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa, ma traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino ;
- Che tutti vogliono vivere in cima alla montagna, ma la felicità e la crescita avvengono mentre la scali ;
- Che sono i piccoli avvenimenti giornalieri a fare la vita così spettacolare ;
- Che il sorriso è il modo più economico ed efficace di migliorare il tuo aspetto ;
- Che la vita è dura...ma io sono più duro!

(P. Coelho)

Normale

A volte credi d'essere capace di fronteggiare il mondo intero, vedi la tua vita come qualcosa di speciale, e ti senti normale, un'anima che cerca la propria aspirazione, che lotta, perchè sente di poter vincere per ottenere i propri sogni. Ti svegli al mattino ed hai la carica per buttarti nella mischia, per emergere, e far ascoltare la tua parola. Vedi l'orizzonte, ma non ti sembra mai troppo lontano per farlo appartenere al tuo cuore, ogni giorno.
Poi un giorno ti svegli, e scopri che non tutti i sogni si possono realizzare, che chi ti è vicino spesso ti rema contro. Perdi la percezione delle piccole cose, e i ricordi che tanto ti hanno sostenuto pian piano si annebbiano, e resta tanta angoscia, paura di ciò che hai davanti, di quello che ti lasci alle spalle, paura di essere qui, senza sapere veramente chi sei. E ti accorgi che questa è la tua normalità, e quello che avevi prima era forse un'illusione, troppa speranza sotto ai tuoi piedi che si sgretola ora pian piano ma inesorabilmente.
Ma cos'è normale? Cos'è il presente? Comincio a pormi domande ma non trovo più le risposte.
Dove sto andando?

T.M.

giovedì 3 aprile 2008

Giulia Ottonello

Ventiduenne, genovese, Giulia inizia presto lo studio del canto con la madre Laura Cappelluccio, mezzosoprano ed insegnante, e più tardi danza con Antonella Ledda.
Frequenta in seguito masterclasses in jazz and gospel con Shawn Monteiro ed il compianto Carl Anderson e per il musical con David Ashley.
S’impone all’attenzione del grande pubblico durante la seconda edizione (2003) del programma televisivo “Amici” di Maria De Filippi, che vince.
Finita la trasmissione sia coi compagni di “Amici” che da protagonista partecipa all’I-TIM Tour, ad alcune tappe della tournée di Gigi D’Alessio, duetta con Gloria Gaynor, prende parte a diverse trasmissioni televisive e spot pubblicitari.
Per la Sugar di Caterina Caselli incide un singolo, “Permission”, prodotto ed arrangiato da Corrado Rustici, adattato in italiano da Moltheni (“Spezzami il Cuore”); collabora con gli Aeroplanitaliani per l’Album “Sei felice?”, prende parte al tributo “… a Pierangelo Bertoli” cantando “Pescatore” coi Nomadi.
Debutta nel mondo del musical nel ruolo di Kathy Selden al fianco di Raffaele Paganini in “Cantando sotto la pioggia” per la regia di Saverio Marconi, con la Compagnia della Rancia.

"Arrivati allo spettacolo di oggi, “Squali”, accettare di fare la Sirena, per una come me che con l’acqua solo alle caviglie era presa dal panico e si sentiva già affogare, rappresentava una delle sfide più impegnative che la professione poteva richiedermi.
Ma l’originalità del progetto di Alberto Luca Recchi, le coinvolgenti musiche del M° Massimo Nunzi, l’incontro magicamente fortuito col regista Duccio Forzano hanno fatto il resto.
E poi, giusto per farvelo sapere, ho anche imparato a nuotare, grazie alla pazienza di Silvana Cavaliere."

Depressione

Possiamo essere pieni di contraddizioni, di dubbi, di incertezze; guardarci dentro e spaventarci, chiuderci in noi stessi, e desiderare di sparire. Possiamo cercare di sorridere, seguire gli altri, cancellare le nostre tracce e pian piano prendere una nuova via, lontana da noi. Possiamo guardarci allo specchio, e non riconoscerci, guardarci dentro, e non ritrovarci, cercarci fuori, perdendoci. Oppure possiamo negare ogni possibilità, vedere il vuoto, e non riuscire nemmeno a scorgere i nostri piedi al limite di un baratro. Cerchiamo di sorridere ma non abbiamo specchi in cui guardarci, e se ci muoviamo non abbiamo tracce da seguire. Non abbiamo nessuno a cui donare il nostro cuore, che ormai si riempie di lacrime e comincia a traboccare, e rimpiangiamo quando traboccava d'amore, quando volevamo abbracciare il mondo, e credevamo di poterlo fare in ogni momento. Ed allora ci sediamo, e chiudiamo gli occhi, e accettiamo i colpi di chi ci scansa, senza più guardare, senza più desiderare.

T.M.

martedì 1 aprile 2008

Liberi di volare

Non siamo fatti per aspettare, non siamo fatti per restare a sognare, per sperare, per guardare e continuare a piangere, incassando i colpi della vita, e dell'amore, giudicandoci male quando invece dovremmo lottare, per noi stessi, per il nostro cuore. Dovremmo urlare, ma non contro alla gente, a quei muri fatti di niente, dovremmo spezzare tutte le nostre catene, e volare, abbracciare il cielo, e cantare, solo la nostra canzone, così che qualcuno la oda, lontano, e ci venga a cercare, un giorno, forse non troppo lontano.

T.M.

lunedì 31 marzo 2008

Roberto e Gianfy - GF8




Il colesterolo

Il colesterolo è una molecola lipidica sterolica, tipica degli organismi animali, soprattutto dei Vertebrati. È presente in tutti i tessuti e in maggior quantità nel cervello, nella bile e nel sangue. A causa della sua struttura ha caratteristiche idrofobiche ed è quindi scarsamente idrosolubile. L'intestino lo assorbe grazie ai sali biliari.

È presente sia in forma libera (35-40% del totale) sia esterificato con acidi grassi a catena lunga. La sintesi del colesterolo si svolge soprattutto a livello epatico, anche se vi partecipano numerosi altri organi (surrene, testicolo, aorta ecc.). Il colesterolo viene invece eliminato con la bile, trasformato in acidi biliari e poi in sali biliari (dai calcoli biliari il colesterolo può essere ottenuto allo stato puro cristallino).

Sul colesterolo esiste molta disinformazione. Se a livelli di competenza elevati si è sufficientemente obbiettivi, a bassi livelli si rivendono spesso informazioni vecchie o mal comprese. Questa pagina vuol dunque fare chiarezza sull'argomento.


Il fattore di rischio
In base all'ultima analogia è abbastanza semplice capire che un valore di colesterolo totale nel sangue (colesterolemia) superiore alla norma non è di per sé preoccupante, soprattutto se non esistono altri fattori di rischio cardiovascolare (le lipoproteine LDL provocano comunque una proliferazione cellulare che può restringere il lume delle arterie), occorrendo distinguere fra colesterolo cattivo (legato alle lipoproteine LDL) e colesterolo buono (legato alle HDL). La vecchia interpretazione considerava valori ottimali quelli inferiori a 240 mg/dl di colesterolo totale (a 200 mg/dl o addirittura a 160 mg/dl se sono presenti fattori di rischio cardiovascolare o è già in atto una coronaropatia) e inferiori a 160 mg/dl di colesterolo LDL (rispettivamente 130 mg/dl e 100 mg/dl nel caso di fattori di rischio o di coronaropatia). La vecchia interpretazione considerava solo il colesterolo totale anche perché nella popolazione sedentaria (e spesso con cattiva alimentazione) il colesterolo buono è molto basso. Con il diffondersi di concetti salutistici (attività fisica e alimentazione sana) ciò non è più vero e l'incremento del colesterolo buono spesso porta il totale oltre i vecchi valori di attenzione. Oggi, per una valutazione migliore della situazione, si considera l'indice di rischio cardiovascolare, cioè il rapporto fra colesterolo totale e colesterolo buono HDL; tale indice per un soggetto sano deve essere inferiore a 5 per l'uomo e a 4,5 per la donna. Un soggetto con colesterolo totale a 250 e colesterolo buono a 85 ha un indice di rischio a 2,94 ed è in una condizione decisamente migliore di chi ha il colesterolo totale a 200 e quello buono a 40, dove l'indice di rischio vale 5. Per i dettagli si veda l'articolo sui grassi saturi (L'accusa).
L'importante è capire che il valore del colesterolo totale ha scarsa rilevanza e che ciò che conta è l'indice di rischio.


sabato 29 marzo 2008

Anbeta Toromani

Nata a: Tirana il giorno 02/04/1979 E' alta 1.72 e i suoi occhi sono castani.
Piccole curiosità su di lei: Le persone più importanti della sua vita? I suoi genitori. L’oggetto dal quale Anbeta non si separa mai? Un anello che sua mamma ha regalato a lei ed alle sue sorelle. Anbeta dice di credere in Dio, ma a modo suo.

Nel 2002 ha deciso di entrare nella scuola di "Amici" per continuare a migliorare in danza classica e acquisire nozioni di canto e recitazione da artisti brillanti.
E’ curioso sapere che una professionista della danza classica come Anbeta in realtà si è avvicinata a questa disciplina solo per ripiego.
Anbeta comincia all’età di 5 anni a studiare ginnastica artistica ma, in seguito ad un infortunio, ha dovuto rinunciare al suo sogno di diventare una ginnasta; opta quindi per la danza classica ma con un misto di entusiasmo e di scetticismo. Ad Anbeta bastano poche settimane per scoprire questo suo grande amore per la danza classica, una passione che è ancora viva e forte dentro di lei.
'Il cigno classico' del programma "Amici" si descrive come una persona molto determinata, umile e modesta. Ammette di dare, a primo impatto, un’immagine di se che non si riconosce e lo spiega dicendo:

" Mi è capitato spesso di sentirmi dire che sono fredda e troppo riservata, ma vi assicuro che è solo il primo impatto perché sono timida e mi faccio conoscere solo dalle persone che mi piacciono e con le quali penso di poter instaurare un bel rapporto. A primo impatto sembro introversa, ma chi mi conosce sa che sono inflessibile solo quando lavoro perché amo essere professionale. Nella vita privata mi piace stare in mezzo agli altri, andare a ballare e divertirmi. "

" Mentre ballo, il mio obiettivo è riuscire a comunicare emozioni alla gente che mi osserva. Il palcoscenico per me è un posto divino ed è diventato parte di me. "

Del mondo dello spettacolo non vorrebbe assomigliare a nessuno perché non vorrebbe mai sentirsi dire, quanto somiglia a … ma vorrebbe che dicessero, ah... è Anbeta.

giovedì 27 marzo 2008

Io sono leggenda

Premetto che sto ancora leggendo il libro, ma già essendo arrivato a metà di questo, e avendo poi visto il film, posso benissimo dire che la trasposizione cinematografica vuole solo essere un'americanata che non arriva da nessuna parte. Il film non solleva nemmeno la metà del trasporto che il libro è in grado di creare al lettore, e forse questo può sembrare una banalità, perchè quasi sempre i film sono una brutta copia del libro, ma in questo caso il film è platealmente uno stravolgimento del libro! La storia, fin dall'inizio, non viene affrontata nella sua semplicità ed allo stesso tempo complessità, ma viene immediatamente buttata sulla scia di effetti speciali inutili, situazioni slegate e significato complessivo alquanto scialbo.
Il protagonista è banaizzato, il suo ruolo pure, ogni aspetto psicologico della vicenda è lasciato ignobilmente da parte per fare posto a "colpi di scena" che in realtà vogliono far solo balzare lo spettatore sulla poltrona, ma che poi, passato il momento, lo lasciano alquanto perplesso.
Insomma, forse non leggendo il libro si può anche sorridere, ma per chi lo ha letto, non resta che piangere, e fin dalla prima scena.
Voto con un 4.5, e mi impegno a leggere il libro, impegno per niente faticoso rispetto a quello che mi ci è voluto per affrontare le ultime scene del film.
T.M.

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