
Sono poche due parole per il mio cuore;
sono deboli due respiri per le mie labbra.
Impercettibile quel contatto
per il quale le mie mani fremono,
e cercano le tue
invano,
trovando solo quel vuoto
che tante volte ha fatto loro compagnia.
T.M.
Il campo di confronto per nuove idee, dove i sogni si scontrano con la realtà e fanno crescere la speranza.

Quante sono le persone che vorresti abbracciare? Quelle che vorresti stringere e non lasciar andare mai più?
E' come sentirsi imprigionati in una scatola, dove ogni singolo movimento è sempre più costretto, ti senti sempre più bloccato, sempre più soffocato. Ad ogni movimento incontri un muro, e ci sbatti, ancora e ancora; sembra un gioco alla cieca, accecati da una luce dalla quale non si riesce a distogliere lo sguardo. Come falene ci si accanisce, con l'unica prospettiva di morire, eppure sembra il solo spiraglio di speranza, la sola luce di vita. Intanto i nostri piedi si fanno pesanti, e oltre a non procedere si affonda, risucchiati in una spirale di angosce, mentre mille voci gridano ciò di cui hanno bisogno, ti martellano la testa con i loro striduli desideri, e tu resti accecato dalle loro saettanti parole e non sai più in che direzione guardare, poggiando il mento al petto e cercando i tuoi piedi, ormai invisibili. Volgi lo sguardo al cielo, quel cielo che ha ormai cambiato aspetto tante volte che stenti a riconoscerlo, e preghi per avere una risposta ad una domanda alla quale solo tu puoi rispondere. Allora osservi tutto cio che l'attraversa, uccelli, aerei, carichi di persone dirette verso una nuova speranza, o forse un vecchio ricordo, ma comunque alte in cielo, lontane da tutto ciò che le può far affondare in quella terra marcia che ti sta divorando. Fino al momento in cui non senti più niente, ogni tuo dolore è sparito, e così ogni suono, ogni ricordo, ogni prospettiva; un torrido silenzio si è impossessato di te, e con esso uno strano senso di pace. Perchè lottare? Il tuo destino è scritto, ed il luogo in cui ti trovi è stato creato per te, un piccolo seme che aspetta di germogliare, terrorizzato dalla vista del buio, trepidante nell'attesa di vedere la luce, una promessa che di sicuro arriverà. Quando le tue braccia si ergeranno alte verso il cielo e la luce colpirà ancora la tua pelle, e gli occhi potranno ancora vedere, e si alzeranno oltre il cielo, scoprendo l'angoscia divina che ti ha spinto al limite, quelle delicate mani che hanno riaperto i tuoi caldi occhi dal sonno della disperazione, dall'ansia di scoprire, di scoprirti, per dimostrarti che sei qui. Ora.
Osservando le tue mani diresti che sono troppo piccole per contenere tutto quello che vorresti afferrare dalla vita, eppure la tua testa è in grado di contenere i mille sogni che l'attraversano in ogni istante, lasciando spazio ancora per tutto quello che ti travolge giorno dopo giorno.
Solo, davanti allo specchio, Senza sapere cosa vedo. Vibrano le immagini di un'anima inquieta che riflette tutte le sue insicurezze. Gli occhi si fissano su qualcosa. Un dettaglio. Una sfumatura. Un segno che nasconde la verità. Scorgo l'ombra di un sorriso, che purtroppo non proviene dal mio viso.
Non
c'è dubbio che questo sia l'ennesimo capolavoro di Hitchcock. Lui
stesso lo definisce il suo film preferito, anche se io al riguardo direi
che il regista ne ha fatti di molto più accurati. C'è da dire però che
l'idea di fondo è davvero
azzeccata, perchè se l'intendo di Hitchcock è sempre stato quello di
portare l'impossibile nel quotidiano, in quanto assolutamente POSSIBILE,
questo lo dimostra più di ogni altro film.
Quando ti muovi a stento nelle stanze della tua vita, ad ogni passo ti guardi attorno per paura d'inciampare in vecchi ricordi; quando cammini e il freddo risale dai tuoi piedi nudi e ti fa rabbrividire il pensiero di variare il sentiero che hai intrapreso. E' come camminare nella nebbia, avvolti da un sottile strato di incertezza, l'unica in grado di darti un brivido di curiosità, l'unica in grado di congelarti il cuore quando ti trovi in un vicolo cieco, accerchiato dai dubbi e dal terrore di sbagliare.
Quando ci si sente presi in giro dal mondo intero, e si vorrebbe soltanto rifugiarsi nell'angolo più remoto della terra, dove nessuno resti a fissarti, da soli con le proprie paure e le proprie incertezze, è in questi momenti che scopro di essere davvero da solo. E allora a cosa serve rincorrere le persone, cercare di attirarle a se, soddisfare ogni loro desiderio, anche senza la speranza di ricevere qualcosa in cambio, ma coltivando nel cuore la fiducia di essere delle buone persone, e che gli altri saranno altrettanto buoni con noi? Non c'è bontà al mondo per chi dona il cuore intero, in cambio si ricevono solo i resti di uno sguardo distratto, un cenno sbadato, una parola biascicata di cui riconosciamo a malapena il significato, di discutibile verità.